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04 March 2015 @ 09:15 pm
Elendínen, una storia inaspettata - Capitolo III, Oro e Amaranto  
Nuovo aggiornamento! Questo capitolo è più statico rispetto ai primi due e rispetta maggiormente la storia di base, ma è comunque importante per l'introduzione di nuovi personaggi e per Erewen in generale.
Come sempre vi lascio qui una musica di sottofondo (anzi ne ho aggiunta una anche al secondo capitolo). Buona lettura!

Titolo: Elendínen, una storia inaspettata
Capitolo: 3 - Oro e Amaranto
Capitoli precedenti: 1 - 2

Era l'ultimo giorno di Autunno, ma sembrava pieno inverno. L'aria era gelida e la sentivo penetrare attraverso i vestiti pesanti: i pantaloni di pelle erano freddi a contatto con la pelle e non vedevo l'ora di ritrovarmi vicino ad un bel fuoco. Ma se la vicenda avesse preso la piega da me desiderata, quel momento doveva essere rimandato per un bel po' di tempo.
Aspettavo sulla banchina l'arrivo dei Nani insieme a quasi tutta la popolazione di Pontelagolungo. Non sapevo come questa storia sarebbe andata a finire, ma la venuta dei Nani nella nostra città aveva fatto bene ai suoi abitanti: i cittadini si erano come svegliati dal loro torpore e adesso avevano un motivo per cui gioire e festeggiare. Peccato che io non riuscivo a condividere la loro felicità: la testa mi pulsava e solo il ricordo della sera precedente bastava a guastarmi l'umore. Ero comunque lì, ad aspettarli vicino all'imbarcazione destinata a loro, con il bagaglio pronto e le armi nei foderi: forse non era troppo tardi per convincere Thorin a lasciarmi partire con loro. Magari quella dimostrazione di prontezza gli aveva fatto cambiare idea... Oppure lo aveva irritato maggiormente.
Stavo per scoprilo.
Ma qualunque decisione avesse preso, ero pronta a porgergli le mie più sentite scuse: del resto era stato un gesto folle e sconsiderato, dettato dalla collera del momento.
Bard, come la sera prima, non aveva voluto accompagnarmi. Ormai aveva perso punti agli occhi dei Nani, o almeno a quelli di Thorin, e aveva deciso di non rovinare il mio intento con la sua presenza. Gli avevo detto addio quella mattina, in caso fossi riuscita a partire verso Erebor, senza troppi sentimentalismi: dovevo dimostrarmi risoluta e forte, ma in realtà l'idea di doverlo lasciare (forse per sempre) mi riempiva il cuore di tristezza.
Finalmente la Compagnia di Thorin arrivò, con tanto di banda a seguito, e ciò bastò a deviarmi da grevi pensieri. La gente di Pontelagolungo li salutava e li acclamava a gran voce, mentre il Governatore, con il suo segugio Alfrid, dava loro la sua benedizione.
Mi passarono tutti accanto per salire sulla barca e aiutai alcuni di loro: la maggior parte fece finta di non vedermi, mentre gli altri mi ringraziarono imbarazzati. Thorin se ne stava dall'altro lato ad osservarmi, ma non riuscivo a decifrare il significato del suo sguardo. Tra i Nani vi era un parlottio concitato, visto che non riuscivano a trovare uno di loro ed erano costretti a lasciarlo indietro dato che “avevano fretta”. Era arrivato il turno di Bilbo, che senza dire niente, accettò di buon grado il mio aiuto e mi sorrise complice: quella sua espressione mi diede speranza, forse Thorin aveva cambiato idea. Infine, l'ultimo nano stava per salire sulla barca. Si trattava di Kili, il nano che la sera prima non stava molto bene. E a guardarlo sembrava addirittura peggiorato.
Thorin si mosse per impedirgli l'accesso alla barca. Così gli appoggiò una mano sulla spalla e parlò:
«Tu no. Dobbiamo viaggiare veloci. Ci rallenteresti»
«Cosa stai dicendo?», ribattè Kili incredulo, «Io ci sarò quando quella porta si aprirà, quando guarderemo le sale dei nostri padri!»
«Kili... resta qui», disse Thorin accarezzandogli i capelli scuri, «Riposati. Ci raggiungerai quando sarai guarito».
Thorin gli aveva parlato sorridendogli con dolcezza, come se si stesse rivolgendo ad un figlio. Era quasi un addio, del resto non c'erano garanzie che entrambi sarebbero sopravvissuti, l'uno alla malattia, l'altro al fuoco del Drago.
Mi feci avanti e sorressi da un lato Kili, che non rifiutò il mio appoggio. Thorin annuì approvando.
Un'altra voce si levò. Era il nano biondo che avevo visto accompagnare Kili la sera prima.
«Ma zio! Siamo cresciuti con le storie della Montagna, storie che tu stesso hai raccontato. Non puoi negargli questo!»
«Fili...», stava per rispondere Thorin.
«Lo porterò in braccio se necessario!»
«Un giorno sarai Re e capirai. Non posso rischiare l'esito di quest'impresa per il bene di un solo nano... Nemmeno se è un parente»
Fili, questo era il suo nome e a quanto avevo capito era fratello di Kili ed entrambi nipoti di Thorin, scese dalla barca e mi aiutò a sorreggere il fratello.
«Fili, non essere sciocco. Tu stai con la Compagnia», disse Thorin con il cuore a pezzi.
«Io sto con mio fratello», rispose Fili con tono risoluto.
Un altro nano scese dalla barca, dicendo:
«Anche io rimarrò col ragazzo, il mio compito è stare con i feriti»
«Grazie Oin», rispose Thorin.
Oin venne verso di noi e mi fece segno di lasciare il giovane nano a lui.
In quel preciso istante presi una decisione e mi diressi verso Thorin per parlargli.
«Thorin, aspettate. Devo confessare che vi stavo aspettando non per salutarvi, come tutti i miei concittadini, ma per offrirvi di nuovo i miei servigi...»
Thorin m'interruppe: «Lo sospettavo. E riguardo a questo volevo dirti che ho cambiato idea: ieri sera hai dimostrato il tuo valore e il tuo carattere, e riconosco che quella risposta me la meritavo appieno. Ma non tutti avrebbero avuto la prontezza di spirito di sfidarmi. Quindi, dama Erewen, se ancora lo desideri, puoi unirti a noi»
«Ne sono lusingata, ma adesso sono io che decido di cambiare piano. Kili sta male e dubito che dopo la vostra partenza qualcuno si prenderà cura di lui. Per farmi perdonare, ho deciso che rimarrò qui, a Pontelagolungo, dove potrò essere più d'aiuto per entrambi i vostri nipoti. Giuro che li proteggerò a costo della mia stessa vita e farò in modo che Kili si rimetta»
«Ammiro il tuo riguardo verso i miei nipoti e Oin, e confido che tu possa ritrovare anche Bofur. Adesso sono io a ringraziarti e sarò in debito con te. Spero che mi riporterai presto i miei compagni»
«Quando sarete ad Erebor e vi mostrerete dalla Porta Principale, gettate uno sguardo verso il Fiume Fluente e presto scorgerete una barca»
Thorin, vivamente commosso per il supporto emotivo che gli avevo offerto, appoggiò la sua mano destra sulla mia spalla, in un gesto che significava riconoscenza e amicizia.
«Crederti un elfo è stato un insulto alla tua persona: per me vali mille volte più del re di Bosco Atro. Da ora in poi sarò semplicemente Thorin per te. E adesso ti dico addio»
«Salute a te, Thorin Scudodiquercia. Buona fortuna».
E così s'imbarcò e con la sua compagnia salpò verso un ignoto destino.
Come ignoto era il destino di Kili e di tutta la gente di Esgaroth.

L'imbarcazione di Thorin si era appena persa all'orizzonte, quando Bofur arrivò tutto trafelato. Guardò i suoi compagni e disse:
«Anche voi avete perso la barca?»
Avemmo il tempo di spiegarci l'un l'altro – scoprimmo che Bofur si era addormentato vittima del vino della festa – che Kili svenne in preda ad un grande dolore.
I Nani andarono subito in panico e quindi toccò a me guidarli in un posto sicuro. Li scortai verso una casa familiare ad entrambe le parti. I quattro, d'accordo con la mia decisione, mi precedevano a passo spedito. Arrivati sul posto, bussarono alla porta e il proprietario apparve subito sulla soglia.
«Basta, ho chiuso con i Nani, andatevene!», disse Bard in modo brusco.
Non aveva notato che dietro di loro c'ero io, così lo apostrofai:
«Bard! È così che si salutano i vecchi amici? Per favore, facci entrare. Nessuno ci aiuterà: Kili sta male»
«Sta molto male!», sottolineò Fili.
«Ery! Che ci fai qui? Ormai ti credevo in viaggio verso la Montagna, Thorin è rimasto fermo nella sua decisione?»            
«Affatto. Ho deciso io di rimanere. Sono più utile qui: dobbiamo prenderci cura di Kili e lo faremo insieme»
Detto ciò, ci fece entrare. Mi accorsi che un piccolo sorrisetto gli si allungò sulle labbra: era in un certo senso sollevato di non avermi detto addio per sempre. E lo ero anch'io.
Da quel momento in poi tutti ci mobilitammo per far riprendere quel nano.

Un letto accogliente, il calore di un fuoco e le cure di tutti diedero un gran sollievo a Kili che si addormentò. A vigilare il suo sonno vi erano Oin, Bofur e i figli di Bard, che si davano un gran da fare per il suo benessere. Io e Bard avevamo da poco convinto Fili a staccarsi dal capezzale del fratello e lo portammo fuori per prendere un po' d'aria fresca. Mi feci rivelare il motivo per cui Kili stava così male e scoprii che era stato colpito da una freccia Morgul.
Gli Orchi.
Maledetti.
Bilbo mi aveva accennato che avevano avuto a che fare con un banda di Orchi, ma non era sceso nei dettagli. Per far parlare Fili invitai Bard a tornare a casa per controllare come stava Kili e di chiamarci se ci fossero state novità. Senza l'Arciere nei paraggi, Fili si rilassò e così riuscii a farmi raccontare tutto. A quanto pare era una questione di famiglia, uno dei capitani degli Orchi aveva avuto un passato burrascoso con la dinastia dei Durin e voleva Thorin morto. Era davvero un brutto affare.
Nel mio lungo peregrinare avevo sempre evitato di incontrare genti in generale e, soprattutto, avevo cercato di tenermi alla larga dagli affari degli Orchi. Purtroppo era difficile non incappare in loro orde e di tanto in tanto li avevo dovuti affrontare per salvare la mia vita. Per fortuna padre mi aveva insegnato a combattere, anche se mi aveva sempre detto che era una mia dote innata e che mi serviva poco allenamento per svegliarla. Avevo imparato tanto durante il corso della mia vita e sapevo come affrontare una battaglia, come costruire armi, come leggere l'elfico e altre lingue, ma non avevo nessuna nozione riguardo l'arte curativa. Avevo promesso a Thorin che mi sarei presa cura della sua gente, solo adesso notavo come fosse vano quell'impegno.

La giornata era passata troppo in fretta e la notte era presto calata. Kili era sveglio e urlava e delirava per la febbre alta. Oin cercava di fare il possibile, ma non aveva molte materie prime e il veleno che scorreva nelle vene del giovane nano era troppo potente per essere curato da lui: non faceva altro che ripetere che una buona dose di medicina elfica era la loro unica speranza. Mi offrii volontaria per cercare qualche elfo, avrei anche attraversato Bosco Atro da sola pur di mantenere la mia promessa e di poter salvare una vita, ma Oin diceva che sarebbe stato inutile perché il suo tempo era agli sgoccioli.
«Ma delle erbe sarebbero utili per fargli abbassare la febbre e abbreviargli l'agonia», disse Oin.
«Ne abbiamo poche», rispose Bard.
«Non avete qualche Foglia di Re?»
«No, è un'erbaccia. La diamo ai maiali»
«Maiali... Aspettate», disse Bofur correndo verso la porta, «e tu non muoverti!», continuò rivolgendosi a Kili e sparì nella notte.
Odiavo non poter essere d'aiuto: cosa pensavo di poter fare? Erewen l'Inetta dovevano chiamarmi, bel modo di mantenere la parola data.
D'un tratto si sentì un rumore sordo, un tonfo, e la casa vibrò: era come se l'aria avesse deciso di trattenere il respiro per un po' per poi espirare di colpo.
Istintivamente posai la mano sulla mia fida daga che portavo al mio fianco e mi misi in spalla l'arco e la faretra che giacevano sul bagaglio che avevo preparato per il viaggio.
«Proviene dalla Montagna», dissi.
«Moriremo Papà?», chiese la piccola Tilda con le lacrime agli occhi.
«No, tesoro», rispose Bard.
«Il drago ci ucciderà!», esclamò Bain.
«Non se lo uccido prima io», disse Bard ferreo.
Si avvicinò alla cucina e con un gesto deciso staccò dal tetto una sbarra porta utensili.
Era una Freccia Nera.
Bard si avviò fuori ed io e Bain lo seguimmo.
«Vengo con te», gli dissi.
«No, Ery. Stavolta no. È una questione personale ed è pericoloso»
«Ma sono una guerriera e qui sono solo d'impiccio. Tu non mi conosci, non conosci quello di cui sono capace. Non sono tagliata per fare l'angelo del focolare, sono nata per le battaglie e questa non è solo la tua battaglia. Per il bene della tua famiglia, fammi venire con te!»
«Ma non capisci? Non posso... non voglio vederti morire! Stai con le mie figlie, con i Nani, e quando sarà finita con Kili, vattene via! Prendi la mia chiatta e imbarcati con loro; risali il Fiume Selva e prosegui verso Bosco Atro: troverai qualcuno di quegli elfi barcaioli e, se non ci sarà nessuno lungo la via, entra comunque nella foresta; sei troppo in gamba per perderti nel Bosco Fronzuto. Re Thranduil ha occhi e orecchie ovunque: richiedi la sua protezione e vivi! Smaug non oserà gettare le sue fiamme su Bosco Atro. Rifugiati lì insieme alle mie figlie, perché Bain verrà con me. Se lui sopravvivrà, saprà dove cercarvi. Adesso, devo andare e... non piangere!», con un gesto Bard asciugò le mie lacrime, poi se ne andò via con suo figlio, senza mai voltarsi indietro.

La situazione in casa di Bard era sempre peggiore. Bofur non era ancora tornato con l'Athelas, Kili continuava ad agitarsi e a sudare per l'effetto della febbre, Fili cercava di fare forze al fratello, Oin, Sigrid e Tilda cambiavano sempre le bende della ferita mantenendola pulita, mentre io mettevo delle strisce di tessuto intrise di acqua fredda sulla sua testa, per fargli scendere la temperatura.
In mezzo a tutto quel trambusto mi parve di sentire un rumore, degli scricchiolii sul tetto, come se qualcuno stesse camminandoci sopra. Estrassi la daga dal fodero e andai senza far rumore alla porta. I Nani non si accorsero del mio movimento e furono presi di sorpresa quando, aprendo la porta, cacciai un urlo. Ma non di terrore, bensì di trionfo.
Sulla soglia vi era un orrido Orco che non fece tempo ad entrare, dato che la mia daga gli si conficcò nel cuore. Ma dietro di lui ve ne era un gruppetto abbastanza cospicuo e la loro superiorità numerica mi sopraffece. Scaraventandomi a terra, alcuni riuscirono ad entrare e a scatenare il panico. Mi alzai subito e andai a recuperare la mia spada, mentre Tilda si nascondeva sotto il tavolo. Con la spada in mio possesso ne uccisi uno facilmente, ma molti si stavano radunando attorno a Kili. Per fortuna Fili era battagliero e riuscì a tenere testa ad alcuni con mezzi di fortuna. Ma più ne uccidevamo, più ne arrivavano. Mentre ne infilzavo uno, un altro stava per sopraffarmi alle spalle, ma non feci in tempo a girarmi che lo vidi cadere bocconi colpito da una freccia.
«Che cos...?», non ebbi modo di finire la frase, che due Elfi entrarono dentro fulminei: quasi m'incantai ad osservare la loro agilità e le loro movenze precise ed accurate. Mi riscossi quando uno di loro, biondo di capelli, mi passò accanto per finire l'orco che prima aveva ferito con la freccia.
«Hantanyel órenyallo», lo ringraziai.
Poi, così come lui aveva salvato me, anche io mi allungai per trafiggere un'altra di quelle immonde creature che gli stava alle spalle.
«Mai acáriel», ricambiò l'elfo.
Ricevere dei complimenti sul mio operato da un Elfo mi riscosse dal mio senso di inutilità e in meno di un minuto tutti e tre riuscimmo a cacciare via quel gruppo di Orchi.
«Li avete uccisi tutti!», esclamò Sigrid.
«Ce ne sono altri...», rispose l'elfo biondo. Fece per andarsene e chiamò la sua compagna dai lunghi capelli rossi, «Tauriel... Vieni!»
Tauriel, Figlia della Foresta... Avevo già sentito quel nome?
L'elfo femmina s'irrigidì, guardò Kili, poi il suo compagno e infine me. Vedendo che lei non voleva muoversi di lì, l'elfo dai capelli aurei si voltò per andarsene. Impulsivamente gli corsi dietro e mentre attraversavo la soglia, estrassi la mia daga da lancio dal petto dell'orco che giaceva a terra senza vita. Stavo per scendere le scale della palafitta, quando mi sentii prendere per mano.
Era lei, Tauriel.
«Aspetta, non andare! Resta! Kili... lo stiamo perdendo».
Era allarmata e tesa in volto e la sua preoccupazione mi ricordò dove avevo sentito quel nome.
Ti manda Tauriel? Sei qui per riportarmi indietro?”, erano le parole di Kili, quando al banchetto del Governatore mi aveva scambiato per un elfo. Era un elfo di Bosco Atro quindi e Oin aveva vantato così tanto la medicina elfica... Forse non era troppo tardi. Se solo Bofur...
Il mio pensiero rimase incompleto, quando lo vidi salire le scale con un mazzolino di erba in mano. Tauriel, riconoscendo la Foglia di Re, si riaccese di speranza e un luccichio si riflesse nei suoi occhi. Strappò dalle mani del povero Bofur l'erba medica e se la strinse al petto.
«Cosa stai facendo?», chiese Bofur intontito.
«Athelas. Athelas. Io... sto per salvarlo!»

Creai un cuscino di noci sul tavolo e ci adagiammo sopra Kili agonizzante.
«Tenetelo fermo!», ci ordinò Tauriel.
Mi misi dietro di lui e lo tenni per le spalle, mentre gli altri gli bloccavano le mani e le gambe che dimenava senza controllo nel suo ultimo delirio.
Tauriel sminuzzò le foglie di Athelas e poi le riscaldò tra le mani. Dopo le applicò sulla ferita di Kili, che urlò al contatto.
Tauriel, per far sì che la sua cura funzionasse, levò una preghiera ai Valar che continuò a ripetere perché si avverasse.
«Menno o nin na hon i eliad annen annin, hon leitho o ngurth»
Possa la benedizione che fu data a me essere trasferita da me a lui, che egli possa essere risparmiato dalla morte”.
A quelle parole mi emozionai. Tauriel invocava i Valar, li invitava ad assistere Kili a fare in modo che lui vivesse, anche sacrificando la sua stessa vita. Avrebbe anche ceduto la sua immortalità, purché lui potesse vivere. E mentre recitava questi versi, il suo viso s'illuminava di quella bellezza propria dei Primogeniti e Kili la guardava come se avesse davanti uno degli alberi sacri di Valinor.
Che i Valar la stessero ad ascoltare questo non potevo saperlo con sicurezza, ma il suo rimedio funzionò e Kili riprese conoscenza.
«Tauriel...», sussurrò.
«Resta fermo», gli disse lei con voce rassicurante.
«Non puoi essere lei. Lei è lontana, lei è molto lontana da qui. Lei cammina nella luce delle stelle in un altro mondo. È stato solo un sogno... Credi che avrebbe potuto amarmi?»
Tauriel, evidentemente toccata da quelle parole, per tutta risposta prese la mano di Kili tra le sue.

Era l'ultimo giorno di Autunno, ma sembrava pieno inverno. L'aria gelida congelava le lacrime sul mio viso. Fuori, davanti la porta di quella casa che era stata teatro di troppi avvenimenti quel giorno, piangevo nella mia solitudine. Ero tornata ad essere Erewen, la Fanciulla Solitaria, dalle origini perdute. Durante l’arco della giornata avevo ottenuto una nuova amicizia, avevo perso forse per sempre la mia nuova famiglia e avevo incontrato il mio destino. Da sempre avevo voluto incontrare gli Elfi, ricevere risposte da loro e adesso che ero stata a stretto contatto con due di loro, sentivo che una parte di me rispondeva a quella chiamata del fato, che dovevo riprendere le mie ricerche da dove avevo lasciato. Le mie lacrime di dolore per troppe separazioni e di gioia per quei sentimenti puri di cui ero stata testimone dovevano essere rimandate. Non c'era altro tempo da perdere. Adesso che Kili si stava rimettendo, dovevo prendere una decisione: dovevo partire con i Nani per Erebor oppure rifugiarmi a Bosco Atro con i figli di Bard come mi aveva suggerito quest'ultimo? Troppe promesse da mantenere, troppe aspettative da non deludere. Cosa dovevo fare?
Guardai il cielo, dove brillavano le stelle di cui portavo il nome, e cercai una risposta nel dono di Elbereth.
La risposta invece arrivò da un'altra parte.
L'aria aveva deciso di trattenere di nuovo il respiro.
La terrà tremò.
Il Drago infine giungeva.
 
 
 
Lady Turnerlady_turner on March 5th, 2015 03:47 am (UTC)
Non perdo mai occasione! E comunque, può darsi che lo ritrovo! ;)
Grazie per l'apprezzamento! ♥