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12 March 2015 @ 12:37 am
Elendínen, una storia inaspettata - Capitolo IV, Arrivederci  
E la storia continua! Questo capitolo è più conciso rispetto agli altri - sì, ho avuto pietà dei vostri occhi - dunque consideratelo come una sorta d'intermezzo. Buona lettura con questo piccolo accompagnamento!

Titolo: Elendínen, una storia inaspettata
Capitolo: 4 - Arrivederci
Capitoli precedenti: 1 - 2 - 3

«Risaliamo il fiume, remiamo verso Bosco Atro», dissi rivolgendomi ai passeggeri sulla chiatta.
«Bain e nostro padre sono ancora qui! Non possiamo lasciarli indietro», protestò Sigrid.
«E noi dobbiamo raggiungere la Montagna!», esclamarono i Nani.
«Erewen ha ragione. Dobbiamo andare verso l'esterno della città o il Drago ci ucciderà tutti: non rendiamo vano il sacrificio di vostro padre», disse Tauriel appoggiandomi.
«Dobbiamo allontanarci temporaneamente, quando non saremo più in pericolo, ognuno andrà per la sua strada», continuai.
Tutti annuirono d'accordo.
Io e l'elfa cercavamo di remare il più velocemente possibile, ma dopo pochissime vogate sentimmo l'aria farsi improvvisamente calda.
Smaug era sulla città e non la stava di certo risparmiando con il suo alito di fuoco. Pontelagolungo era in panico: chi possedeva una barca, cercava di fuggire con essa; altri correvano gridando per le vie. Il fuoco presto divampò come un unico grande incendio e le case costruite sull'acqua si accartocciavano sotto il peso delle fiamme.
Sulla chiatta eravamo tutti impauriti e solo Tauriel sembrava imperturbabile: il suo viso era disteso e scevro da violente emozioni. In quel momento invidiai tutta la sua sicurezza e sperai che almeno all'esterno non si notasse la preoccupazione che mi rodeva l'animo: troppe responsabilità, poche chances di successo.
Non riuscivo a non pensare a Bard e a Bain, soli in quell'inferno, e a quell'altro elfo che mi aveva salvato la vita: sperai ardentemente che almeno loro venissero risparmiati. Poi riflettei sul motivo per il quale il Drago avesse deciso di attaccare la nostra città e cominciai a preoccuparmi anche per la compagnia di Thorin: Smaug era qui perché lo avevano svegliato e quindi erano stati a loro volta uccisi dal Drago, o erano ancora vivi?
Smaug stava proprio passando sopra la nostra imbarcazione e, istintivamente, lasciai la barra nelle mani di Tauriel, incoccai una freccia nell'arco e la scagliai sul dorso del verme. Il Drago non fece caso alla mia freccia, forse non aveva nemmeno scalfito la sua corazza d'acciaio, e continuò nel suo intento. Guardando con più attenzione mi accorsi che stava dirigendosi verso la lancia del vento nanica e, aguzzando maggiormente la vista che per fortuna riusciva a mettere a fuoco anche oggetti piuttosto lontani, notai che Bard e Bain erano lì sopra.
«Tauriel, aspetta! Questo confronto detterà il destino di Esgaroth», le dissi.
Lei fermò la chiatta e tutti guardammo quel duello col fiato sospeso. Smaug e Bard si scambiarono alcune battute che non potemmo udire dato il frastuono e dunque si attaccarono a vicenda: Smaug lo incenerì con un rigurgito di fuoco e Bard gli scagliò contro la Freccia Nera ereditata da Girion.
Entrambi caddero.
Smaug con un urlo disumano si contorse nell'aria e poi precipitò, distruggendo tutto quello che il suo corpo inanime colpiva. Lo schianto fu tremendo: la sua caduta sollevò un'enorme massa d'acqua che per poco non ci capovolse. La stessa fortuna non toccò alla barca del Governatore, che venne schiacciata per intero sotto l'enorme peso del mostro. Mentre il Drago stramazzava, la lancia del vento si piegò su stessa corrosa dalle fiamme: non riuscii a vedere che fine avessero fatto i due che vi erano sopra.
Non ce la feci più a restare a guardare: con un balzo scesi dalla chiatta, ignorando le voci che mi richiamavano indietro invitandomi alla prudenza, e mi diressi senza indugio verso le rovine della lancia.
Il luogo era devastato dalla furia del Drago e niente rimaneva dell’antica balestra ideata dai Nani.
Cominciai a cercare disperatamente tra i detriti.
Se qualcuno fosse stato sepolto da quelle macerie, non poteva essere che morto. La disperazione mi colse all'improvviso e tentai di alzare le pesanti parti della lancia ferendomi inutilmente le mani.
«Tu non puoi morire... Non puoi e non devi. La tua breve vita non può finire così: devi ancora vedere tante di quelle cose! Oh, Ilúvatar, Padre di Tutto! Perché la mia lunga esistenza continua ancora, mentre la vita di questo tuo Figlio si spegne così presto?»
Persa nei miei vaneggiamenti, non mi accorsi di un'ombra che si avvicinava da dietro. Questa si muoveva verso di me e mi raggiunse appoggiandomi una mano sulla spalla.
Mi girai di scatto, estraendo dal fodero la mia fida daga che lasciai cadere subito al suolo quando riconobbi la sagoma che mi stava davanti.
«Bard, sei vivo!»
Lo abbracciai forte e lasciai che lui m'inzuppasse i vestiti d'acqua.
Ecco come era scampato a tutto: si era tuffato in acqua prima che le fiamme consumassero del tutto la struttura.
Dietro di lui c'era Bain, anche lui bagnato come un pulcino.
Rimanemmo stretti in quell'abbraccio per un po' e le mie lacrime di gioia si mischiarono all'acqua del lago. Chissà, forse Eru aveva ascoltato la mia preghiera, così come i Valar avevano risposto a quella di Tauriel.

Un pallido sole si era da poco levato. La luce del giorno metteva in risalto la Esgaroth che non esisteva più: tutto quello che era stato risparmiato dalle fiamme, era perito sotto il corpo del drago. Fumo e desolazione: questo era ciò che rimaneva di Pontelagolungo. Ma gli abitanti erano forti e avrebbero ricostruito la loro amata città di nuovo e più bella di prima. Solo avevano bisogno di un capo valido.
Ci riunimmo tutti nelle sponde occidentali e i cittadini si accamparono lì come più poterono.  Il popolo acclamava Bard come loro Re e seguiva tutti i suoi consigli e decisioni.
E giusto per rimanere in tema di decisioni, era arrivata l'ora di prendere la mia. Avevo promesso a Thorin che avrei riportato la sua gente ad Erebor e avevo tutta l'intenzione di adempiere al mio compito. Mi dispiaceva dover lasciare Bard in quel momento critico, ma ne valeva del mio onore. Avevo discusso con lui questa faccenda e anche Bard era arrivato alla mia stessa conclusione: anzi, voleva che andassi con loro, così da poter avere qualcuno di cui si fidasse veramente all'interno della Montagna.
I Nani erano impazienti di ricongiungersi con i loro compagni e proposero subito di partire. Utilizzammo la stessa chiatta di Bard e la riempimmo di provviste; ormai era tutto disposto per andarcene, ma mancava ancora la parte più difficile: gli addii.
Kili, che ormai si era del tutto rimesso grazie alla prodigiosa medicina elfica, e Tauriel si scambiarono dolorose parole di commiato che non osai ascoltare: era un momento cruciale per loro e non era giusto imporre la mia persona tra i loro sentimenti. Quindi andai a cercare Bard, che era sempre circondato da una folla di concittadini, per congedarmi da lui.
Decidemmo di non dirci addio: troppe volte c'eravamo salutati come se fosse stata l'ultima. Un abbraccio fu quello che ci venne naturale: i nostri cuori avevano percepito la gravità del momento ed era inutile esprimerla con parole.
«Dove porterai tutta questa gente?», gli chiesi poi.
«In un posto più sicuro, al riparo dal freddo che incombe su di noi. Li condurrò a Dale», rispose Bard.
«Dale... Ti cercherò in quel luogo»
«Una casa ti aspetterà anche lì»
Mi accompagnò alla barca, ma mentre stavamo per salpare, udii uno scalpitio approssimarsi.  Dopo qualche istante, un bianco cavallo apparve e si avvicinò a noi. I capelli dorati del cavaliere erano inconfondibili: si trattava dell'elfo di Pontelagolungo.
Tauriel, vedendolo, lo salutò in modo reverenziale:
«Hîr nín, Legolas!»
«“Mio signore?”», sussurrai interrogativa a Bard.
«È il principe del Reame Boscoso: Legolas Verdefoglia, figlio di Re Thranduil», rispose lui.
Per tutti i Valar! Avevo dunque salvato la vita ad un nobile tra gli Elfi?
«Maewado i Naug! Boe i nadh egeno», ordinò Legolas a Tauriel.
Le aveva ingiunto di separarsi da Kili, poiché la sua presenza era richiesta altrove.
Mentre i due si salutavano per l'ultima volta, mi avvicinai a Legolas.
«Cosa porta gli Elfi di Bosco Atro ad Esgaroth?», dissi rivolgendogli la parola.
«Qualcosa più grande di noi e della Montagna sta prendendo forma: non possiamo rimanere a guardare», rispose lui.
«Dove siete diretti?»
«Ho seguito il capo degli Orchi che hanno attaccato Pontelagolungo e si dirigeva verso Gundabad. E lì io e Tauriel andremo»
«Capisco... Siate prudente!», risposi preoccupata.
Gundabad era stato riconquistato all'inizio di quest'Era dagli Orchi, che ne avevano fatto una loro roccaforte, ma ciò che sconcertava anche me era la tempistica di tutto ciò. Il Drago era morto, la notizia sarebbe presto giunta in ogni angolo della Terra di Mezzo, e Erebor era isolata e vulnerabile: molti avrebbero rivendicato l'oro al suo interno e la Montagna stessa. La posizione di questa era infatti molto strategica: chiunque avesse preso dominio di Erebor, avrebbe avuto un vantaggio decisivo sulle terre a Nord. Che il Nemico fosse tornato e approfittasse di questo momento di debolezza? Impossibile, continuava a ripetere la mia parte logica: Egli era stato sconfitto tempo addietro. Ma il mio istinto diceva che era possibile, decisamente possibile, e condivideva le stesse inquietudini di Legolas.
«Ignoro il tuo nome», disse Legolas scendendo da cavallo.
Adesso che era al mio stesso livello e non ero occupata a combattere Orchi, ebbi modo di notare meglio i suoi lineamenti. La sua bellezza rifletteva l'antichità della sua gente, ma aveva allo stesso tempo una nota di fierezza e impetuosità che m'intrigò subito. Ma ciò che più mi colpì furono i suoi occhi azzurri, che mi ricordarono la visione del mare: e una parte di me cedette al ricordo delle onde, anelando al loro incomprensibile richiamo. Quei suoi occhi mi incitavano a rispondere sinceramente a quella semplice domanda, ma adesso ero una Donna del Lago e tale dovevo rimanere fino a quando non avessi rinunciato a quel ruolo.
«Erewen, hîr nín», risposi abbozzando un inchino.
«Un nome che non ti si addice», disse fissando lo sguardo su Bard alle mie spalle.
«Bard? Sono fortunata ad avere un parente come lui. È l'unica famiglia che abbia mai conosciuto»
«O forse lo è lui?», disse Legolas tra sé e sé, ma il mio udito fine riuscì a sentirlo, «Eppure un'antica luce brilla nei tuoi occhi castani, memoria di tempi lontani, come se le stelle vi si riflettessero»
«Non saprei cosa dire, strano che vediate tutto questo in una semplice donna», risposi in modo teso.
Potevo ingannare gli Uomini del Lago, ma un nobile principe elfico aveva vedute indiscutibilmente più larghe. Prima o poi mi sarei diretta dal suo Re, forse avrei davvero potuto apprendere qualcosa sulle mie origini, sulla mia vita che continuava ad avanzare da più di un'era senza lasciare segni del tempo.
Un altro cavaliere si avvicinava, entrambi riuscivamo a sentire il rumore degli zoccoli sul terreno. Un altro elfo si approssimava e giunto a destinazione si rivolse a Legolas:
«Hîr nín, Legolas. Celin ’winiath o adar lín. Cân i hi danwenidh na le»
Re Thranduil lo richiamava a sé.
Legolas montò nuovamente sul suo candido cavallo e richiamò Tauriel.
«Tolo, Tauriel!»
«Hîr nín. Edlennen Tauriel», lo interruppe il messaggero.
«Bandita??», non resistetti nel commentare. Tutti e tre gli elfi mi fissarono. «Scusatemi, mio signore, ma non riesco a concepire come un'elfa così valente possa essere esiliata da Vostro Padre»
«Dama Erewen ha espresso esattamente il mio pensiero», disse Legolas, «Tauriel, vieni con me. Non ho intenzione di rintanarmi a Bosco Atro. Come mi hai detto tu qualche giorno fa, questa è la nostra battaglia e ho intenzione di combatterla fino in fondo. E Erewen, ricorda, non sono altro che un tuo pari: ci siamo salvati la vita a vicenda, non merito un ossequio maggiore di quanto ne spetta a te».
Lo ringraziai con un cenno del capo e un sorriso, che lui ricambiò.
Tauriel si avvicinò e disse:
«Thranduil è il tuo re, è tuo padre. Devi rispettare la sua decisione»
«Sì, è il mio Re, ma non comanda la mia volontà», rispose fulmineamente Legolas.        
Tauriel allora montò sul cavallo bianco e guardò tristemente Kili in un ultimo addio.
«Veglierò su di loro», le dissi con un sorriso.
«Grazie»
«Cuio nin mellon!», mi salutò Legolas. Poi incitò il suo destriero e sparì all'orizzonte.
Era un arrivederci, non un addio.

La tanto odiata e amata ora della dipartita era giunta.
Tutti a bordo della chiatta guardavano verso Erebor, impazienti di conoscere la sorte toccata ai loro compagni e di ammirare le sale dei loro predecessori. Mentre io, già con nostalgia, guardavo indietro alla famiglia che avevo lasciato e ad un futuro che avevo deciso di rimandare.
 
 
 
Sofia: ♥ thoughts you can't decodetturners on March 12th, 2015 10:47 am (UTC)
ALLORAAAAAA ♥ La storia è sempre più avvincente e io non posso che fangirlare *_______* Devo dire che inizialmente credevo che sarebbe successo qualcosa tra Erewen e Bard, ma sassy!Legolas adesso mi fa pensare ad altro, eheheheh. Ho adorato lo scambio di battute tra lui ed Ery e qui «O forse lo è lui?» sono morta!

Brava brava brava! Attendevo con ansia questo capitolo e come sempre non hai deluso le mie aspettative, anzi! C'è sempre più di quanto io immagini e ne sono felicissima ♥

P.S.: La descrizione di Legolas: TOP.
Lady Turnerlady_turner on March 16th, 2015 05:09 pm (UTC)
Devo dire che mentre scrivevo questo capitolo, Bard mi faceva un po' pena. Diciamo che sta cominciando a perdere terreno nei confronti di Erewen, oppure no... Beh, nel prossimo capitolo (o in quello ancora successivo, mi devo organizzare ben bene questa cosa) si scoprirà cosa ne pensa lei!
Hahaha, se sei morta tu, pensa come sono morta io! Mi sono sentita strana mentre me lo scrivevo da sola! *inception*

Grazie mille per i complimenti! ♥♥
Sofia: tv ⇢ (twd) time has finally cometturners on March 17th, 2015 02:58 pm (UTC)
Diciamo che sta cominciando a perdere terreno nei confronti di Erewen, oppure no... AAAAHHHH COSI' SONO ANCORA PIU' CURIOSA! *_____* Non vedo l'ora di leggere!

Giuro che è troppo geniale, hahaha. Bravissima! e ci credo, cioè è sempre legolas dehbdfis

Di nulla! *hugs*